LA CADUTA DEGLI ELETTI

"Vi ricordo che talora Dio permette anche le cadute dei suoi eletti, non perché a Lui piaccia vederli cadere, ma perché da una caduta, può venire un bene futuro più grande. Porgete dunque la mano a chi cade perché non sapete se quella caduta non sia la crisi risolutiva di un male che muore per sempre, lasciando nel sangue una purificazione che produce salute. Nel nostro caso, che produce santità". 635.8 M. Valtorta L'EVANGELO

IN DIFESA DI DIO

Se vedeste che danno bastonate e coltellate a vostro padre, non correreste a difenderlo? Non sarebbe un crimine guardare con indifferenza il proprio padre in questa situazione? Non sarei io il più grande criminale del mondo, se non procurassi impedire gli oltraggi che gli uomini fanno a Dio, che é mio Padre? Ah, Padre mio! Io Vi difenderò, mi dovesse costare la vita! Io vi stringerò tra le braccia e dirò ai peccatori: Satis est vulnerum, satis est, come diceva S. Agostino. Fermi, peccatori, fermi! Non flagellate più oltre mio Padre! Troppi colpi avete già dato, troppe piaghe avete aperto! Se non sapete fermarvi, picchiate me, che ben lo merito, ma non colpite oltre, né maltrattate il mio Dio, il Padre mio, il mio amore. Ah, amore mio! Ah, mio amore! SANT'ANTONIO MARIA CLARET

FIGLI DEL CUORE IMMACOLATO

Un figlio del Cuore Immacolato di Maria è una persona che arde di carità e dovunque passa brucia. Desidera effettivamente e si dà da fare con tutte le forze per infiammare gli uomini con il fuoco dell’amore divino. Non si lascia distogliere da nulla, gode delle privazioni, affronta le fatiche, abbraccia i travagli, si rallegra delle calunnie, è felice nei tormenti e nelle sofferenze che gli tocca patire e si gloria della croce di Gesù Cristo. A null’altro pensa se non come seguire Gesù e imitarlo nella preghiera, nella fatica, nella sopportazione e nel cercare sempre e solo la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Sant' Antonio Maria Claret

IL VANGELO AI MUSULMANI

In primo luogo, preparare il terreno in silenzio, con la bontà, con il contatto, con il buon esempio: stabilire il contatto, farsi conoscere da loro e conoscerli; amarli, dal profondo del cuore, farsi stimare e amare da loro; con ciò, far cadere i pregiudizi, ottenere fiducia, acquistare autorità – e questo richiede tempo –, poi parlare in privato ai meglio disposti, con molta prudenza, a poco a poco, a ognuno in maniera diversa, in modo da dare a ciascuno quello che è capace di ricevere. I musulmani sono incapaci di discussione. La fede può nascere in loro, con l’aiuto della grazia, soltanto quando ci saremo imposti alla loro ammirazione e alla loro stima, vivendo in mezzo a loro le virtù cristiane. Prima di parlar loro del dogma cristiano, bisogna parlare di religione naturale, condurli all’amore di Dio, all’atto d’amore perfetto. Quando saranno arrivati a compiere atti d’amore perfetto e a chiedere con tutto il cuore la luce a Dio, saranno vicini alla conversione. Allorché vedranno uomini più virtuosi di loro, più sapienti di loro, che parlano di Dio meglio di loro, e che sono cristiani, allora essi saranno disposti ad ammettere che forse quegli uomini non sono nell’errore, e saranno pronti a chiedere a Dio la luce. (Charles de Foucauld)

MONACO: FIDES QUAE E FIDES QUA

Quello della fede sembra il campo più minato. Ci sembra di individuare un pericolo, quello di dar sempre meno importanza alla fides quae, per una più vaga soggettivistica fides qua. In teologia per fides quae si intende il contenuto oggettivo delle verità rivelate: cioè ciò che siamo chiamati a credere, con la mente, l'intelligenza. Per fides qua si intende invece il modo in cui credo, la mia interiore adesione a queste verità, la mia capacità di entrare in relazione con Dio che mi si è rivelato. È ovvio che siano due aspetti della fede inscindibili e ambedue importanti. Oggi però si continua a parlare del modo soggettivo (la fides qua) di aderire alla fede, e si dà sempre meno importanza al contenuto oggettivo delle Verità che si debbono credere. Anzi: addirittura si guarda con disprezzo [...] Credere di possedere la verità è divenuto un atteggiamento arrogante, non una virtù da custodire; confessare la propria fede senza sicurezza, invece, è visto come atteggiamento di umiltà. È vero l'esatto contrario, perché quando io faccio la mia professione di fede, non esprimo me stesso, le mie personali opinioni, ma aderisco a una Verità che mi trascende, piego me stesso e la mia intelligenza a Qualcuno che mi supera. È quello, quindi, il vero atto di umiltà. Oggi si cerca continuamente di colpevolizzare chi professa la fede cattolica con sicurezza e convinzione, e si inneggia invece a che cammina verso una verità da scoprire (magari col contributo di altre religioni). È il ribaltamento assoluto di tutta la dottrina cattolica che ha sempre esaltato e incoraggiato a credere in modo totale, a professare con certezza delle precise verità. San Paolo non avrebbe percorso mezzo mondo per andare a proclamare una vaga fiducia in qualche Dio sconosciuto; i martiri non avrebbero dato la vita se non avessero avuto la sicurezza di ciò che credevano e professavano: rifiutando di sacrificare all’imperatore proclamavano una precisa verità: Cristo è l'unico Signore; i [Read more...]

IDENTITA’ DEL MONACO

"Jean Leclerq, uno dei massimi studiosi del monachesimo medievale, distingue i monaci dalle altre famiglie religiose in questo modo: monaci sono coloro che non hanno fini secondari specifici. Che cosa significa? Che si intende con fini primari e quelli secondari? Il fine primario della vita religiosa è la santificazione dei membri che ne fanno parte. Si entra in convento perché si vuol seguire Cristo in pienezza tendendo alla perfezione della carità; in parole povere per santificarsi e così dare gloria a Dio. Questo è il fine primario della vita religiosa, ed è comune a tutti gli istituti. Secondo la definizione di Leclerq, chi si fa monaco lo fa perché cerca solo questo fine primario. Vi sono poi i fini secondari, e sono quelli appunto non del monachesimo ma delle altre famiglie religiose. È questo un fenomeno tipico proprio del secondo millennio dell’era cristiana. Sorgono istituti per rispondere a specifici bisogni della Chiesa: l’evangelizzazione, la missione, la cura degli ammalati, l’aiuto ai poveri, l’educazione dei giovani e così via. Non che i monaci non compissero anche questo, ma ciò avveniva in modo non istituzionalizzato, occasionale a seconda delle necessità che si presentavano, mentre le famiglie religiose sorte nel secondo millennio nacquero specificatamente per rispondere a certi bisogni. I Domenicani, per esempio: sorgono come corpo “specializzato” a combattere l’eresia che andava diffondendosi nel XIII secolo; un buon domenicano, che voglia quindi rispondere al fine del suo istituto dovrà studiare molto la teologia per controbattere le tesi degli eretici. I Camilliani nascono per curare i malati; un buon camilliano dovrà avere competenze in campo medico. Le congregazioni missionarie nascono nello specifico per portare Cristo in terre non cristiane; chi entra a farne parte sentirà una certa propensione a portare il Vangelo ai pagani, non sentirà difficoltà a vivere in terre lontane. I Gesuiti sorgono per essere sostegno al Papa e diffondere [Read more...]

POTENZA DELLA PREGHIERA

"Come poter negare l’imprescindibile importanza dei monaci nella vita della Chiesa? San Serafino di Sarov, incredibile penitente nella Russia del Settecento, che stette nascosto nel gelo della foresta per decenni, si sottopose volontariamente alla terribile prova dei mille giorni in ginocchio sulla roccia ripetendo fino allo sfinimento la semplice formula: «O Gesù, figlio del Dio vivente, pietà di me peccatore». Ancora oggi il popolo devoto è convinto che quella preghiera, da sola, ottenne l’arresto delle truppe napoleoniche che in quell’anno stavano invadendo la Russia". Ci salverà il monachesimo Nel ritorno alle origini il rinnovamento della Chiesa Editore: Fede & Cultura Pagine: 224 I libri del ritorno all'Ordine n. 12 ISBN : 9788864094342 ISBN eBook: 9788864094359 Data di pubblicazione: Ottobre 2015

PARROCCHIE DA INCUBO

"Abbiamo ridotto la fede a moralismo: il cristiano modello non è più l'apostolo che evangelizza, ma il filantropo che si mette i sandali e fa del volontariato in Africa come un turista. E così vedo fare in diocesi dove si organizzano costosi festival, convegni su ogni argomento, assemblee dove il microfono viene dato a pagani e nemici della Chiesa, presentati come profeti e come maestri di quello che dobbiamo fare noi"   "Una volta tutti sapevano che si andava in chiesa per salvarsi l'anima e per imparare a portare la croce (che poi si viveva in famiglia, al lavoro, nella malattia). Oggi non si sa più a che cosa serva la religione e si va in chiesa perché un Dio ci deve essere e forse mi servirà dopo morto. Ma della salvezza delle anime, anche in questa vita, non parla più nessuno". "Alcuni credenti considerano la chiesa come un posto dove radunarsi con altri credenti per essere evangelizzati. Questo è il paradigma più diffuso: vado in chiesa per farmi evangelizzare. [...] Il pastore è riconosciuto come un ministro, un padre, un parroco o pastore e per lui i laici sono un aiuto al suo ministero. Così il prete è l'unico che si trova in prima linea nella battaglia di evangelizzare il mondo. [...] La Chiesa, però, non è mai stata questa strana immagine così diffusa.  [...] Il ruolo essenziale del prete, come di ogni leader, è quello di addestrare i membri della su parrocchia perché essi servano il mondo secondo il Vangelo. Il compito dei preti è, cioè, quello di formare evangelizzatori, non solo di evangelizzare lui stesso il mondo, come farebbe ogni battezzato. Il sacerdozio ministeriale è, quindi, a servizio del sacerdozio comune".